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Arte sui dischi, in copertina, fino al 1° aprile

Una mostra di copertine discografiche degli ultimi trent’anni concepite da artisti di disparata provenienza: si chiama «Street vinyls» ( da sabato 4 marzo a sabato 1° aprile ) e a idearla è la Square 23 Art Gallery, in collaborazione con il Teatro Colosseo (Via San Massimo 45, martedì – venerdì 11-19,30, sabato su appuntamento, tel. 334/9980390).

Se la cover dell’album «The Velvet Underground & Nico», del 1967, è passata alla storia lo si deve al genio creativo di Andy Warhol. La sua famosa banana «sbucciabile» era trasgressiva quanto i contenuti delle canzoni di Lou Reed. Ma il maestro della pop art non è stato l’unico. Dopo di lui numerosi sono stati gli autori a cimentarsi con l’universo musicale: da Jean Michel Basquiat che ha collaborato con i rappers Rammellzee e K-Rob, a Keith Haring con David Bowie e Sylvester, da Robert Mapplethorpe con Patty Smith a Robert Rauschenberg con i Talking Heads.

In galleria, oltre a quei celebri lavori, se ne possono ammirare altri realizzati da creativi che da anni conducono un’originale ricerca nell’ambito della street art, come Kaws, Space Invader, JR, Dface, BLu, Borondo, Nychos e Faith47. Quest’ultimi, attraverso un oggetto di facile fruizione, possono raggiungere coloro che non conoscono i loro interventi metropolitani. A questo vivace gruppo si aggiungono Obey e Bansky.

Del misterioso writer inglese, oltre alle cover realizzate con la solita tecnica dello stencil, è esposta quella di un album dei Röyksopp ottenuta con spray su carta, vera chicca a tiratura limitata. Contemporaneamente, sulle facciate del teatro Colosseo, in via Madama Cristina 71, si potranno ammirare le creazioni di Zedz, Peeta, Never Crew e Bordalo Segundo.

Sorgente: Arte sui dischi, in copertina – La Stampa

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